Imparare a stare da soli

Due sere fa, in prima serata, sono stato protagonista in una trasmissione radiofonica a livello nazionale, dopo diversi mesi di silenzio e di pausa di comparse telefoniche e non nei diversi network radiofonici, l’ultima in ordine di tempo due annetti fa a Radio KissKiss, come corrispondente d’Italia della zona di Milano, quando andava ancora in onda Freeway, di Carlotta.

Tutto questo dopo aver inviato una email alla redazione scritta da me che recitava così:

“Bisogna imparare a stare da soli, solo così si può imparare a stare con gli altri. Altrimenti ci stai perchè ne hai bisogno.
Bisogna fare a scuola un’ora di insegnamento alla solitudine, imparare a bastarsi.”

E’ la frase tratta da un’intervista del cantante Vasco Rossi che da qualche tempo a questa parte mi rimbomba nella testa. Come si fa ad imparare a stare da soli? Come si fa a imparare a stare con gli altri, pur sapendo che i rapporti interpersonali (amicizia amore…colleghi di lavoro, ecc) sono i tipi di rapporti più fragili che possano mai esistire, considerando che sono moltissime le possibilità che due sconosciuti possano diventare ottimi amici quanto come due migliori amici possano diventare, da un momento all’altro, perfetti sconosciuti? Come si fa a crearsi un equilibrio interno? Ci siete riusciti? Siamo nati soli, viviamo soli, moriamo soli. Solo attraverso l’amore e l’amicizia possiamo creare l’illusione, per un momento, di non essere soli….diciamo che imparare a stare da soli e a cavarsela da soli e’ un prova di forza …secondo me. Cosa ne pensate? Vi porpongo questa serie di domande per parlarne nel programma, credo di non essere l’unico al mondo a farmi queste domande e a non trovarmi una risposta.

Letta in diretta nazionale, è nata una bellissima discussione, con tanto di complimenti per l’argomento bellissimo, centinaia e centinaia di chiamate ed sms arrivati in radio in due ore, chi voleva provare rispondere a queste domande, chi si sentiva rappresentato dalla mia lettera e dalle domande, chi raccontava la sua storia personale. Sono rimasto abbastanza soddisfatto non dalle risposte in sè, perchè evidentemente è difficile rispondere a quelle domande, ma nelle storie degli altri o nell’opinione degli altri. Per la prima volta vorrei rivolgere le stesse domande a quelle persone che mi seguono regolarmente o che mi seguono bazzicando qua e la nei vari blog e siti web, per l’appunto chiedendovi:

Come si fa a imparare a stare da soli? Come si fa a imparare a stare con gli altri, pur sapendo che i rapporti interpersonali (amicizia amore…colleghi di lavoro, ecc) sono i tipi di rapporti più fragili che possano mai esistire? Come si fa a crearsi un equilibrio interno? Belle domande esistenziali, erano da parecchio tempo che non mi saltavano in testa! 😉

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Le grandi illusioni della nostra vita

Da alcuni anni a questa parte esiste una parolina magica che è al centro di tutto ciò che gravita attorno a me, e che col passare degli anni è diventata prepotentemente comun denominatore che lega assieme il mio mondo interiore con le mie giornate, i miei stati d’animo e le mie emozioni. In realtà ce ne sono tante di paroline magiche che ultimamente mi caratterizzano e caratterizzano soprattutto il mio modo di essere e di vivere, ma quella attuale a cui sono più legato vivendola appassionatamente tutti i giorni a 360 gradi e che custodisco con grande gelosia si chiama illusione. Potrei diventare leader di tutti quelli che nelle loro giornate o semplicemente nella loro vita quotidiana militano puntando e affidandosi in buona parte nelle illusioni. C’è chi pensa che il mondo sia un’illusione, che la religione lo sia altrettanto; Che i rapporti interpersonali e le amicizie siano illusioni. Ma illusioni sono anche la politica, la voglia di arrivare o essere primi, la competizione di qualsiasi natura verso e contro gli altri, il successo, il gioco, i sentimenti e l’amore. La rete intesa come internet e le chat: questa si che è una vera e grandissima illusione. Persino gli altri possono essere la nostra piu grande illusione, il giocare con gli altri, il conoscere gli altri, l’immedesimarsi negli altri, il mondo degli altri, i rapporti sentimentali e i legami di amicizia con gli altri. Non so se esista una definizione di illusione che più si avvicini al mio modo di vederle e di viverle. Sono arrivato a una conclusione sperimentata tutt’ora ma anche in passato sulla mia pelle, è che spesso superficialmente le illusioni vengono paragonate e classificate come un qualcosa di negativo dove sarebbe meglio che non esistessero laddove invece esistono e sono pura realtà essendo parte attiva e viva di noi. Mi sono reso conto negli anni che avere dei sogni o delle illusioni è fondamentale nella vita di ognuno di noi e che io senza le mie illusioni non saprei minimamente come andare avanti. Le mie illusioni derivano dagli altri, ma buona parte nascono crescono e si moltiplicano anche grazie a me stesso nella mia più totale complessità. Mi illudo sempre di essere una persona forte, quando in realtà a volte si è più fragili di una foglia. Mi illudo sempre di poter essere una persona migliore ma la mia umanità, seguita dalle mie debolezze e dalla mia fragilità mi porta sempre a convivere con la consapevolezza di essere sempre e solo un passo indietro di quello che vorrei diventare ed essere realmente. E poi ci sono le illusioni che nascono a causa degli altri; Per esempio mi sono sempre illuso e mi illudo ancora oggi della buona fede delle persone; tendo a fidarmi spesso e troppo delle persone a pensare che siano tutte per bene e mi illudo di questo sapendo che le cose non stanno proprio cosi. Sin da piccolo mi sono inculcato l’idea che le persone possano cambiare, sempre e comunque incondizionatamente. E crescendo dopo averci sbattuto più volte la testa mi sono reso conto che è una delle illusioni più deludenti e più macroscopiche sulla faccia della terra, ma ciò nonostante mi sia reso conto e sia consapevole che le cose non stanno realmente così, tutte le volte continuo a sperare e ad illudermi di ciò. Io ho l’illusione degli altri, ho quella sensazione che il talento degli altri, le storie degli altri sono sempre più belle e migliori delle mie e vivo con questa illusione perchè mi piace, mi fa stare bene, mi rende incuriosito nei confronti del mondo e di quello che mi sta intorno. Ma soprattutto mi fa vedere il mondo con occhi diversi. Le illusioni possono avere a che fare anche con una passione, con il proprio lavoro, possono avere a che fare con un’identità a cui noi vogliamo andare incontro simulandola quando non ci piacciamo, quando non ci piace la nostra fisicità, il nostro modo di essere, il nostro carattere, ecc ecc qui la lista potrebbe essere lunghissima, tentando con un percorso tutto onirico fatto di sogni di imitare un qualcosa o un qualcuno che non siamo noi. Si verifica spesso quando si vive nella condizione di insoddisfazione personale, dove spesso ci si immagina di essere un’altra persona, si vorrebbe essere qualcun’altro per evadere un po’ da se stessi, per dire la propria o per essere fisicamente simile all’altro o essere accettabile e/o accettati, essere interiormente o esteriormente un’altra persona. Penso che ognuno di noi abbia pensato almeno una volta nella propria vita di essere almeno per una notte o per un giorno o anche per qualche ora un’altra persona. Magari una persona che stimiamo tantissimo, un nostro amico, ma non necessariamente questo. C’è chi magari ha sempre pensato di essere per un periodo limitato per esempio un leader di una band o assumere i panni di un personaggio storico o famoso. O di invidiare e imitare qualcuno che stimiamo e che più somiglia a noi. Se questa non è una grande illusione..!  Come non si fa ad illudersi quando ci sono di mezzo i rapporti interpersonali con gli altri? Molte illusioni hanno a che fare con i sentimenti, con le amicizie, con i rapporti interpersonali, con l’amore.. Poco importa perchè sebbene a volte facciano male, e io nel mio piccolo so cosa voglia dire tutto questo, è evidente che sono così meravigliose e che debbano rimanere tali. A chi non è capitato di innamorarsi di una persona e magari non essere corrisposti. Oppure essere innamorati e magari non dichiararlo, non farlo capire all’altra persona. Vivere un amore a senso unico, un sentimento muto rischiando e scegliendo magari di rischiare vivendo nel rimorso e nel dubbio per tutta la vita per quella storia sentimentale o per quel legame che non è mai nato. Io vivrei solo di illusioni, false speranze e amori muti, questo perchè sono stanco di correre e rincorrere dietro le persone che evidentemente sono disinteressate. E quante volte siamo rimasti illusi da un’amicizia che non è andata come speravamo perchè le aspettative erano ben altre o magari quando ci troviamo o ci siamo trovati di fronte a un’amicizia al confine con un qualcosa in più di una semplice amicizia, due dimensioni divise da una linea di confine sottilissima, impercettibile e invisibile, senza che nessuno dei due per paura, per mancanza di coraggio, per la poca convinzione, per paura di fare la scelta sbagliata o per paura del giudizio, o meglio, del pregiudizio di altre persone riuscisse in qualche modo a tagliare, cancellare, sfondare questa famosa linea facendo in modo che l’amicizia si trasformasse un qualcosa di più perchè c’erano tutti i prerequisiti. Ultimamente parecchie situazioni mi stanno portando a una situazione di illusione totale, quella che a me piace definire “illusioni affettive” dove ti illudi che un qualcosa possa succedere e magari fai anche di tutto per fare in modo che succeda, ma che magari succede solo dentro la tua testa e dentro al tuo mondo interiore mentre nella realtà non si verifica nulla. E ciò maturiamo illusioni per difenderci da tutto ciò che è reale e che spesso non ci piace e che immaginiamo e speriamo nel nostro mondo onirico, nel nostro mondo dei sogni. Anche queste, e non solo queste, sono delle grandi illusioni. Illusioni che ci fanno vivere, sperare fino alla fine, quelle che ci fanno sognare ad occhi aperti tutti i giorni. Tanta la malinconia e la rabbia per degli amori e dei legami mai sbocciati, questa è la mia piu grande illusione. Poi guardi il mare, il sorriso di un  ammalato, il sorriso che uno sconosciuto ci regala quando lo incontriamo per strada, guardi le piccole cose che il mondo ci regala tutti i giorni e noi neanche ce ne accorgiamo, e lì, solo lì, ti accorgi di quanto sia meravigliosa la vita con tutte le sue sfumature e con tutte le sue sfaccettature. Credo ancora nell’amore e sono ma soprattutto mi sento un ragazzo felicemente illuso. Ma alla fine che siano piccole o siano grandissime, le illusioni sono quelle compagne di viaggio che non ti tradiscono mai per tutta la vita, e ci danno la sensazione che quello che stiamo facendo non è proprio vano anche quando queste vengono tradite dalla realtà. Sono le illusioni che ci permettono di vivere, di morire, di darci la possibilità di reinventarci, di sognare e di sperare. Mi sono chiesto spesso quale possa essere la differenza percettibile, semmai esista, tra illusione e speranza, dato che le mie giornate non sono solo piene di illusioni ma anche di speranze. Un mix di elementi che insieme mi fanno andare avanti. Facendo una ricerca a tempo perso ho capito che la speranza è quel lusso di pensare che quella cosa si realizzi nella realtà e che si possa quasi toccare con mano, mentre l’illusione invece può rimanere illusione a vita perchè appartiene al nostro mondo onirico, cioè una visione tipica del sognatore. Il fatto che non possa mai diventare realtà può rendere questa illusione ancora piu viva, ma talvolta spesso anche dolorosa. Le illusioni mi tengono in vita e tengono in vita le persone perchè mi danno, e ci danno la possibilità e l’opportunità di pensare che tutto sia possibile e che alcune cose che accadono si possono verificare solo nei nostri mondi interiori. Possono essere degli eventi o delle risposte anche se la fuori non si vedono, anche se la fuori nella realtà non accadono e non vengono percepite. Le illusioni corrispondono ad un mondo che ci rende piu vivi, piu liberi. Senza illusioni l’esistenza e la vita di ognuno di noi è vuota. La mia vita sarebbe insignificante senza “le mie” illusioni.

Ragazzo, impara nella vita a non prenderti troppo sul serio!

Ragazzo, impara nella vita a non prenderti troppo sul serio“. E’ la frase che da qualche tempo a questa parte staziona fissa nella mia testa, come se rimbombasse dentro di me da mattino sino a tirar sera. E’ da qualche settimana che sto scrivendo questa paginetta, ed è avvenuto ciò che è si è realizzato altre rarissime volte quando ti ritrovi a passare dalla brutta alla bella copia per poi ritornare alla brutta copia e cancellare, aggiungere nuovi pezzi, cambiare frasi per poi non essere soddisfatto e non saper cosa scrivere oppure addirittura riscrivere concetti diversi anche a distanza di pochissimo tempo. Poi destino vuole qualche sera fa ho ascoltato una intera trasmissione dove parlavano appunto di ciò che da settimane e settimane cercavo di mettere in ordine nella mia testolina. Evidentemente quando si cerca di parlare o di scrivere di un qualcosa che parte e nasce in primis da noi, dal nostro mondo interiore e dai nostri stati d’animo e dal nostro vissuto è molto difficile mettere in ordine i pensieri e buttare giù due righe. Forse anche questa è una questione legata dal fatto che nella vita è meglio non prendersi mai troppo sul serio, anche se devo dire che è un equilibrio che forse, e dico forse, ho raggiunto solo qua su questo piccolo spazio virtuale ma che, in realtà, nella vita reale e monotona di tutti i giorni è una meta ancora sconosciuta e molto lontana per me. Beati quelli che sono abbastanza intelligenti per non prendersi sul serio – diceva un saggio. Ma anche Pasolini disse che la serietà è la virtù di chi non ne ha altre. L’ironia, invece, è sintomo di una mente lucida e vividamente critica. Il non prendersi troppo sul serio nella vita è paragonato a un valore, che personalmente a tratti non ho o credo di non avere e siccome per l’appunto ancora oggi ne sono privo e non lo possiedo completamente, mi piacerebbe da autodidatta imparare se possibile da solo a costruirmelo da me con le mie forze e con le mie risorse, partendo magari da una semplice paginetta che contiene i pensieri più confusi di una persona ancora più confusa dei suoi pensieri stessi. Ho la convinzione che il prendersi in giro da soli, l’avere un distacco parziale o totale delle cose che ci succedono in tutti gli istanti, lo specchiarsi più volte davanti ad un grande specchio e prendersi in giro, ridere di se, ridere dei propri difetti o dei propri sbagli, farsi le boccacce allo specchio e fissare nella testa un concetto fondamentale, cioè quello di ridere e vivere di più senza mai farsi troppe domande possa aiutare nell’ardua impresa. Una grossa impresa, almeno per me. Ridere di se e farsi scivolare le cose negative che ci accadono non è facile. Quando qualcuno con la sua superficialità e la sua, appunto, leggerezza, tocca delle sfumature e dei lati che fanno parte del mio modo di essere e del mio mondo interiore difficilmente, ora come ora, sono in grado di riderci su. Lo stesso magari avviene quando mi succedono delle cose poco favorevoli, quelle che poi comunemente vengono chiamate “sfighe”. Soprattutto i comportamenti da parte di altri che poi si trasformano in me nel sentimento più comune ma anche più complesso di delusione e illusione. Sono una persona che ci riflette e ci rimurgina su magari anche giorno e notte. Classico stato di chi possiede ironia verso gli altri ma che allo stesso tempo non sa cosa sia l’autoironia. Avere l’autoironia è un po’ come avere un carattere estroverso. O ce l’hai, o non ce l’hai. Se non ce l’hai sei introverso. E io non avendo nè un carattere estroverso e nè l’autoironia non sono nemmeno a metà strada e sono un caso disastroso così come in tutte le cose. Però, a differenza di un carattere o di una personalità che è difficile se non a volte impossibile cambiare perchè parte integrante di noi, imparare ad essere più autoironici è già un qualcosa di più fattibile e con un po’ di esercizio secondo me si riescono ad ottenere grandi risultati. Imparare ad essere in grado di farsi scivolare addosso le cose con estrema facilità senza incassarle e metabolizzarle imparando a volare più in alto per far si che tutte le cose che ci accadono siano in qualche modo più leggere e disincantate. “La leggerezza più pura è quella di poter volare al di sopra di ogni cosa con la consapevolezza di poterlo fare”. Altro problema concatenante è la troppa importanza. Dare troppa importanza a persone o cose che magari ci fanno solo perdere del tempo e non darne a chi davvero se lo merita o anche a noi stessi. Spesso mi è capitato di rimanere male per alcuni comportamenti e mi sono reso conto dopo di quanto tempo ho perso dando appunto grande importanza e l’aver dedicato tutto il mio tempo a quelle cose o quelle persone che mi avevano colpito, ferito e fatto star male. Bisognerebbe evitare di farsi condizionare da quello che gli altri pensano facendoci scivolare il giudizio degli altri e di chi magari neanche ti conosce. Bisognerebbe evitare di dare troppa importanza alle apparenze. Sono appunto apparenze, e spesso queste ti fanno vedere cose che non esistono e ti portano in strade totalmente sbagliate e diverse dalla realtà. Dovrei imparare a non dare troppa importanza a quelle persone che giocano con i tuoi sentimenti, con le tue debolezze. A quelle persone che magari speri in un qualcosa in più ma che nell’inconscio sai che nulla si verificherà, meglio vivere con i piedi per terra e basta saper aspettare. A quelle che magari te lo fanno credere ma che in realtà non sanno neanche loro cosa vogliono nella loro vita. Mai dare troppa importanza all’amore, alla relazione al tuo partner. Sarebbe meglio evitare di contare troppo sull’altro o sull’altra. E’ possibile (e al giorno d’oggi si verifica molto spesso) che un giorno ti ritroverai solo e magari contro tutti, e i pilastri costruiti col tempo e con fatica li vedrai cadere tutti insieme e ciò che rimarrà sarà soltanto il vuoto. Più nessuna certezza. Mai dare troppa importanza ai complimenti che la gente ti rivolge, i complimenti costano poco e certe volte non valgono di più.. quello che vali lo sai solo tu e nessun’altro se non le persone più care. “Dai il giusto peso alle cose e prendi solo il meglio”. Ma la domanda che mi faccio costantemente è proprio questa: Come si fa a imparare ad essere leggeri nella vita, essere poco pesanti e imparare a non farsi quelle che a Roma si chiamano “pippe mentali”? Come si fa a imparare a dare il giusto peso e la giusta importanza alle cose e alle persone? Una ricetta o una formula magica purtroppo (o per fortuna) non esiste. Spesso pensiamo anche che le cose che accadono agli altri siano migliori di quelle che accadono a noi. Ammetto di averlo pensato più volte anch’io nel corso di questi anni e a volte ancora oggi di esserne anche certo. Ma evidentemente se riuscissi e riuscissimo tutti quanti a prendere la vita un pò più di petto, con quel disincanto, con quella leggerezza, con quella misurata e giusta ironia seguita da quel distacco forse questi pensieri non si verificherebbero più, si vivrebbe con meno rimorsi, meno colpe, forse anche meno errori. Ma cosa vuol dire vivere la vita con leggerezza? Forse il fatto di non dare molto peso alle cose che ci circondano perchè porre troppa attenzione al mondo esterno e agli altri può fare male. E devo dire la verità, io di leggero non ho proprio niente. Anzi, sono pesantissimo, pesantissimo prima con me stesso e poi anche con gli altri, ma nella vita so di essere anche abbastanza cazzaro tanto quanto serve nei momenti giusti e questo forse mi salva. Sarebbe bello quindi imparare a porre più attenzione a se stessi, volersi più bene e non aspettare che siano solo gli altri a farlo nei nostri confronti, riconoscendo anche il nostro valore cambierebbe l’energia, quella sottile e impercettibile energia che permette alle altre persone più in sintonia con questa nostra energia ad avvicinarsi a noi. Tutto ciò che rende irrisolto e complesso il nostro stato d’animo secondo me nasce proprio da questo, dal fatto che noi guardiamo gli altri tant’è che io spesso lo riconosco, indosso sempre più spesso i panni da “grande osservatore” mentre mi autorimprovero perchè nella vita non bisogna essere soltanto osservatori ma ci si deve rendere anche protagonisti, ci si deve sporcare le mani, bisogna osare e rischiare e prendere la vita di petto. Invece c’è chi, nella sua varietà di dubbi e domande, non si piace o non ha ancora imparato ad accettarsi così per com’è, pensando che le cose belle e le emozioni più forti che vivono gli altri non potranno mai essere vissute in prima persona e quindi non potrebbero mai accadere. Invece ho capito col tempo, con le delusioni e ascoltando anche le storie degli altri, che nella vita basta alzarsi una mattina, una mattina che magari assomiglia a tutte le altre, e cominciare a guardare il mondo con occhi nuovi perchè la vita è più fantasiosa di ognuno di noi e sarà in grado di ripagarci e di restituirci quello che meritiamo. Forse ciò che ho scritto può sembrare patetico così come il 99% delle cose che dico e penso, ma soprattutto scrivo, ma in verità non lo sono e non lo vogliono essere. Forse la penultima frase scritta sembra soltanto un pensiero utopico, può anche essere che sia così, ma a 24 anni suonati mi piace pensarla così.

Essere se stessi

Ultimamente, ma non soltanto nell’ultimo periodo, ho avuto modo di osservare e verificare come noi esseri comuni mortali siamo inevitabilmente (o evitabilmente, forse è il termine giusto) influenzati da tantissime variabili presenti nella nostra vita. Siamo condizionati dalla moda, dalle ondate spazzatura che periodicamente la tv, i giornali e la società ci buttano addosso. Siamo condizionati dai miti o dalle persone così chiamate V.I.P. (più che persone importanti a me piace definirle solo privilegiate) tanto addirittura da imitarle nel bene e sempre più spesso nel male. Siamo influenzati dalla massa perchè se solo sei diverso talvolta vieni escluso, buttato fuori e non considerato. Per esempio, in questi giorni ho avuto modo di vedere dei servizi in tv che annunciavano il “boom” di farfalle tatuate sull’inguine dopo lo scandalo o, se proprio vogliamo chiamare le cose con il loro nome, “la messa in scena” avvenuta a Sanremo. E mi domando del perchè proprio ora, dopo la messa in scena di questa buffonata avvenuta durante il festival, le persone facciano kilometri di fila per farsi quel tatuaggio spesso cosi insignificante quando in realtà è sempre esistito ma nessuno ne ha mai parlato. Forse perchè imitare una showgirl senza mutande ci rende persone così diverse e realizzate? Mi dovrò aspettare un boom di ragazzine che da un giorno all’altro si fionderanno per le strade senza mutande a mostrare ai quattro venti la farfallina appena tatuata? Mi è anche capitato recentemente di camminare in centro di una grande città (nel mio caso a Milano ma basta essere in qualsiasi città d’Italia per notare il fenomeno) e di vedere gruppi di ragazzini e non solo, vestiti allo stesso modo, con comportamenti e atteggiamenti unificati, stesso slang e stessa modalità di pensiero, tanto che nel caso degli emo e dei truzzi hanno anche creato una parodia molto divertente a Zelig; Sarà molto divertente, ma rispecchia la realtà. C’è chi per farsi accettare in un gruppo si avvicina, sfiora o tocca persino il mondo dell’alcol e della droga, e sono davvero tanti i miei coetanei che si trovano in questa situazione dove magari c’è chi ci sta bene e comodo e non pensa alle conseguenze e chi invece non sa come venirne fuori e ha paura di chiedere aiuto a qualcuno. Insomma, per farla breve, ho quasi la sensazione che a questo mondo si respiri solamente un’aria convenzionale dettata dagli standard, dagli schemi, dalla moda, dalla società e probabilmente anche da altro: tutti la pensano allo stesso modo, tutti fanno quello che fanno tutti, tutti si devono omologare alla massa perchè se solo la pensi diversamente o fai cose diverse dagli altri sei fuori dalle righe e vieni considerato un folle; “Faccio questa cosa perchè la fanno tutti, ho questo oggetto perchè ormai è di moda e non voglio essere tagliato fuori, mi comporto così perchè poi magari rientro nelle preferenze delle persone, devo essere bello e palestrato se no le ragazze non mi filano, devo leccare il sedere o fare buon viso a cattivo gioco altrimenti non riuscirò a fare successo nella vita”. Queste sono le motivazioni che si sentono di più e che oltre a fare ribrezzo fanno davvero riflettere. Io non voglio pensare che al giorno d’oggi si debba essere per forza paraculi, belli, famosi, e ricchi per avere successo e sentirsi realizzati, per essere per lo meno un qualcuno. Tanto che non voglio credere che per interessare a una ragazza o vivere una storia d’amore bisogna per forza essere belli, muscolosi, tatuati, pieni di soldi, con una macchina bella e delle risorse economiche, tralasciando il lato della personalità e dell’impatto emotivo, almeno me lo auguro perchè se la realtà è davvero questa non so fin quanto ne valga la pena di lottare. E così, a fronte di tutto ciò, e anche di altro, da moltissimo tempo ripeto a me stesso un concetto e un valore che considero fondamentale per la mia vita e che dovrebbe essere presente anche nella vita degli altri e che, evidentemente, non tutti hanno il privilegio di avere e di seguire;
La consapevolezza della nostra unicità; Sono dell’idea che uno deve essere sempre se stesso, così com’è, con i suoi pregi ma anche i suoi difetti che ci rendono unici. Non devono esistere maschere sul nostro volto. Credo sia importantissimo nel corso di un’intera vita imparare, se si può, a distinguersi dalla società e dagli altri nei comportamenti, nelle idee e nei pensieri, nei fatti e nella personalità senza mai seguire un gregge per identificarci in qualcosa che non siamo o che non ci appartiene o di cui non ci riconosciamo. Ognuno di noi è unico, lo siamo anche quando non abbiamo la capacità (a causa della poca autorevolezza, della poca autostima, della poca considerazione di se, per le tante insicurezze) di dire a noi stessi quanto in realtà lo siamo, per l’appunto, unici e irripetibili. Sono convinto che nella vita di tutti giorni è importante essere anche un po’ controcorrente, non essere convenzionali, tentare di essere decisi e istintivi quando nessuno se lo aspetta e razionali quando tutti se lo aspettano, tentare di avere una visione larga su se stessi e sugli altri. E’ importante far uscire la pazzia che vive dentro di noi, la stessa pazzia che ci permette di essere sempre originali e mai banali e noiosi. E’ spaventoso anche quanto l’insicurezza e le insoddisfazioni personali ci portino a sfrecciare a grandi velocità in strade sbagliate, piene di buche. le quali ci fanno sbandare e perdere il controllo e la direzione giusta. Il nostro carattere e la nostra personalità sono dei tratti imprescindibili che derivano dalle esperienze personali pregresse vissute, quindi racchiudono successi, gli insuccessi, le delusioni, le illusioni. Ma non solo, la personalità è frutto anche di una parte biologica e genetica. Siamo così perchè siamo nati così, un po’ come se fossero dei tratti genetici fisici. Quando tentiamo di mascherare la nostra personalità con delle maschere che alle volte ci stanno strette e non ci appartengono, è la fine di noi stessi. E così, spesso, l’unico modo per riconoscerci in qualche cosa è quello di imitare qualcuno, un qualcosa o una moda, o magari un nostro beniamino, oppure di essere uguali a un gruppo di persone perchè magari siamo poco originali, ci annoiamo noi in primis e poi annoiamo gli altri che vivono accanto a noi. Io non mi ritengo affatto un miracolato o un portatore di mezze verità in tasca, ma credendo fortemente al valore dell’unicità ogni giorno ci metto del tempo, di forza, di sacrifici per tentare di essere unico nella mia quotidianità. Ho sempre cercato di essere unico nel modo di pensare e di agire, talvolta sbagliando anche. Sbagliando con me stesso, sbagliando con gli altri. Sbagliando con la vita stessa. Prendendo anche dei bei pali in faccia in tutte le sfere, dall’università, alla vita sentimentale passando per la vita di tutti i giorni. Quando mi trovo a dover avere a che fare con delle persone che puntano sempre alla perfezione in tutte le cose mi fanno paura, non mi fido di loro. Quelli che pensano di sapere tutto, che non ammettono un minimo errore o una minima sbavatura, insomma, meglio non fidarsi completamente. Così come diffido delle persone che sono sempre sicure di se stesse, mi fanno una grande paura. Non capisco e prendo le distanze dai genitori che pretendono e obbligano i figli ad essere più bravi e perfetti a scuola o nello sport, in casa o con gli amici, che ti obbligano sempre ad essere sempre il numero uno. Fortunatamente ho avuto e ho ancora tutt’oggi la fortuna di avere dei genitori che non sono mai stati così maniaci della perfezione, forse perchè probabilmente per loro era una battaglia persa, o forse no, però mi hanno sempre supportato e ancora oggi lo fanno con grande dignità e grandi energie. Anzi, riesci a sorprenderli di più quando non sei perfetto e quando loro non si aspettano alcuna perfezione da te. Ho imparato a perdere, ho imparato dalle sconfitte e dalle delusioni. Imparo e vivo grazie alle mie illusioni che mi costruisco giorno dopo giorno e che custodisco gelosamente dentro di me e che spesso sono il carburante per andare avanti. Ma lo dico tranquillamente senza ironia o senza rabbia, perchè se imparassimo a vedere le cose con altri occhi avremmo solo da guadagnarci. Mi piacerebbe vedere ed avere a che fare più spesso con persone che nella vita sono in grado di tirare fuori il loro carattere, la loro personalità a dispetto degli schemi, delle convenzioni o dei gruppi o degli ideali che la nostra società cerca di imporre prepotentemente ad ognuno di noi, un po’ come se fossimo delle macchine. Ma è anche vero che spesso si da la colpa alla società ma si dimentica che la società siamo noi. Forse il mio pensiero così irreale sfiora l’utopia, ma quello che cerco di fare io tutti i giorni è così naturale, e penso che se sia in grado di farlo io possono farlo tutti. E’ così difficile provare almeno per una volta ad essere se stessi? E’ così difficile incontrare e conoscere persone che abbiano una loro personalità e un loro carattere? Ultima domanda provocatoria, ma ultima non per importanza. Chiedo forse troppo?